L'arte della cucina ha trovato casa: Casa del nonno 13.
Sorprendente l'ambiente, superlativi i piatti.
Il rispetto della stagionalità dei prodotti, rigorosamente locali, la cura nell’equilibrio delle ricette, tradizionali o create dal connubio artistico di uno chef e di un architetto (Raffaele Vitale, il proprietario) concorrono a fregiare il ristorante di una stella Michelin. Una seconda stella non ci starebbe male, ma i Francesi sono un po’ avari…
Ciò che colpisce subito è l’ambiente: dalle piccole sale d'ingresso antiche e ricercate, calde e vissute, passiamo davanti alla moderna e scintillante cucina d’acciaio a vista, imprevista, protetta da una grandissima vetrata (lì sono ben in evidenza tutte le materie prime e vi si potrebbe sostare un bel po’ per compiacersi della loro qualità). Continuiamo nel percorso ad effetto e scendiamo nella grande sala: una notevole cantina, profonda, antica, con volte a botte, restaurata lasciando intatto il tufo macchiato di verde muschio. Uno spettacolo!
Il proprietario ci orienta nella scelta dei piatti; tra gli antipasti scegliamo ricotta di bufala in crosta di pasta kataifi (croccantissima e leggerissima) su crema di fagioli “lardari”(taccole), carpaccio di manzo con aceto balsamico e trilogia di baccalà (spuma e crocchetta su letto di baccalà affumicato); i primi: castello di candele con mozzarella di bufala e pomodoro S. Marzano (pomodoro di prima classe, fatto coltivare dal proprietario nelle terre locali e utilizzato con sapienza, per un risultato eccellente), candele con genovese di manzo, straccetti di pasta e patate con provola e guanciale; il secondo: cosciotto di agnello cotto al forno nel “coccio” di terracotta, con patate e broccoli napoletani stufati (verdi, verdi, al dente). Dolci: sfogliata ricomposta, babà su crema all’arancia, tortino di cioccolato con croccante di mandorle a strati vari…, millefoglie con crema pasticcera…Ma, prima di tutto ci è servito il “benvenuto”: frittella su spuma di bufala e olive, focaccina.
Il vino è il Fiano di Mila Vuolo. L’acqua, per la gioia degli ambientalisti, è naturalizzata.
Questo abbiamo mangiato. Si possono scegliere, in alternativa, a seconda delle stagioni, i funghi porcini o il tartufo nero dei vicini monti Picentini, i tortini di zucchine, gli involtini di melanzane, le patate e i carciofi, il cipollotto bianco di Nocera…
Impossibile esprimere a parole il gusto ("...e vidi cose che ridire né sa né può chi di lassù discende..."). Nessun piatto è scontato, ogni pietanza è una sorpresa, anche per chi per origine e tradizione di famiglia cucina quei piatti (con “quei” prodotti) da anni. Equilibrio perfetto, delicatezza, leggerezza.
Il ristorante, uno dei migliori della Campania è a Mercato S. Severino, a cinque minuti dalla barriera sud dell’autostrada del Sole, nella frazione di S. Eustachio, facilissimo da raggiungere sia da Napoli che da Salerno. I prezzi sono gli stessi dei mediocri locali romani (troppi e troppo mediocri), i quali seducono i turisti più per la posizione che per la qualità dell’offerta. C’è, però, un elemento in comune con Roma: questo ristorante è come la Fontana di Trevi, una volta lasciato il primo “soldino”, ci ritorni sicuramente!
Ritorneremo.
| 16/01/2009 - Sloweb |
| Gli agricoltori potrebbero dare un contributo per frenare il riscaldamento globale, coltivando le qualità di cereali che riflettono maggiormente la luce del sole, secondo quanto hanno affermato ieri alcuni ricercatori britannici. Attraverso l'utilizzo di un modello, gli studiosi hanno scoperto che questa strategia farebbe calare fino a un grado Celsius le temperature in gran parte dell'Europa, del Nord America e dell'Asia settentrionale durante l'estate. Abbastanza per influire sulle ondate di calura e siccità. Questo metodo si tradurrebbe inoltre in una riduzione del 20% dell'innalzamento di 5 gradi Celsius previsto entro la fine del secolo, secondo quanto scritto da Andy Ridgwell e dai colleghi sulla rivista Current Biology. «Abbiamo scoperto che diverse varietà di molte sementi per l'alimentazione fanno la differenza sulla quantità di energia solare riflessa nell'atmosfera» ha dichiarato in un'intervista telefonica Ridgwell, che ha condotto lo studio. «Più energia viene riflessa nell'atmosfera e più si mantengono basse le temperature dell'aria». Precedenti ricerche avevano già evidenziato come grano, mais, orzo e sorgo riflettono l’energia in modo differente a seconda della cera presente in superficie, di come le foglie sono disposte e di quanto sono ruvide. Le novità emerse da questa ricerca evidenziano adesso la possibilità di mettere a punto una strategia low cost che garantisca grandi risultati per contrastare il riscaldamento globale. Questo piano è inoltre differente dal biofuel in quanto non è necessario intaccare la produzione alimentare, né in termini di superfici utilizzate né riguardo alle varietà coltivate. «L’idea è che si può continuare a coltivare mais, ad esempio, ma di una varietà che aiuta il clima. Qui – sottolinea Ridgwell –non si sta sostituendo il raccolto con qualcos’altro che dà energia». Gli effetti sarebbero più evidenti in Nord America, Europa e nell’Asia settentrionale, dove è collocata la maggior parte dei campi. La riduzione sarebbe equivalente a un raffreddamento annuale di più di 0,1 gradi Celsius, il 20% circa dell’aumento che si è avuto a partire dalla Rivoluzione industriale. La ricerca avanza anche la possibilità che gli agricoltori possano ricevere crediti di carbonio che li incoraggino a utilizzare varietà climate-friendly. Elisa Virgillito e.virgillito@slowfood.it Fonte: Reuters |
Chi semina, raccoglie.
I nostri amici ambientalisti (in primis Fare Verde) hanno lavorato tanto per diffondere l'informazione sui danni degli inceneritori e sulle possibilità ecologiche di smaltimento dei rifiuti. Adesso raccolgono qualche frutto (si spera).
Venerdì 6 febbraio,
nella sala della Protomoteca del Campidoglio,
sede istituzionale dell'amministrazione
romana,
si terrà una conferenza scientifica dei Prof.ri Montanari, Ghirga e
della Prof.essa Gatti.
E' attesa la presenza non solo del sindaco Alemanno, ma di tante altre cariche politiche ed istituzionali della città.
La serata avrà inizio alle 20 e 45 ed è aperta a tutti.

(La cava allagata)
Pubblichiamo la lettera del Comitato Civico “Rosa dei Venti” consegnata il 5 gennaio 2009 al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Signor Presidente,
facendo seguito alle Sue dichiarazioni in merito al bisogno di trasparenza nella Pubblica Amministrazione per garantire che venga perseguito l’interesse pubblico e non quello di pochi “eletti” evitando altresì lo spreco di danaro pubblico, ci chiediamo come mai tutto ciò non viene attuato e non viene da Lei sollecitato per quel che concerne la vicenda Chiaiano. Qui, suoi concittadini definiti dai media “facinorosi” sono da mesi alla ricerca di soluzioni alternative che possano prima di tutto garantire il diritto alla salute, così come previsto dall’art. 32 della Costituzione italiana, ed evitare inoltre lo sperpero di danaro pubblico. Lei non ci crederà, Signor Presidente, ma esistono soluzioni che risolverebbero in maniera definitiva il problema dei rifiuti nella Sua Regione.
Una buona politica di RIDUZIONE degli imballaggi e la cultura del RIUSO sono i primissimi passi da fare seguiti da una RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA ed il relativo trattamento di RICICLO delle frazioni “differenziate e non” mediante impianti di COMPOSTAGGIO, peraltro già presenti in Campania, e impianti di trattamento a freddo dei rifiuti tipo “Centro Riciclo di Vedelago” in funzione nella provincia di Treviso. Questo tipo di impianto permette di avviare al riciclo e di riciclare il 99% circa della frazione “secca”, cosa più eclatante è che in Campania i sette impianti di CDR potrebbero essere convertiti in tempi brevi (6 mesi) e con una spesa contenuta (10 milioni di euro) in impianti di trattamento a freddo tipo Vedelago. Questo tipo di gestione dei rifiuti è fortemente caldeggiata dall’Unione Europea ed inoltre creerebbe un indotto di piccole industrie per il riciclo dei materiali che permetterebbe l’occupazione di molta gente alleviando un’altra piaga della nostra Regione: la disoccupazione.
Al contrario, il piano rifiuti previsto dal Governo italiano per la Campania, non tutela la salute dei cittadini, prevede un enorme sperpero di danaro pubblico (circa 5 mld di euro) favorendo l’arricchimento di pochi (lobby degli inceneritoristi) e soprattutto non permette una soluzione definitiva alla questione rifiuti in quanto un terzo dei rifiuti bruciati negli inceneritori ci ritorna sotto forma di ceneri altamente tossiche da smaltire (in discarica!). Tutto ciò per far sì che pochi “eletti” possano arricchirsi percependo i contributi CIP6 per ogni tonnellata di rifiuti bruciata condannando a morte migliaia di cittadini a causa dell’inalazione di nano particelle inevitabilmente (non c’è filtro che tenga) prodotte dagli inceneritori.
Signor Presidente, ponga fine a questo scempio, d’altronde quando nel 1998 Lei era Ministro dell’Interno la Sua ordinanza n°2774 prevedeva la raccolta differenziata al 35% ed il conferimento dei rimanenti rifiuti agli impianti di CDR ed il successivo incenerimento precisando che l’incentivo CIP6 sarebbe spettato solo sull’energia prodotta al massimo con il 50% dei rifiuti urbani della Regione. Invece l’0rdinanza è stata stravolta da abili mani conducendo la Campania in questa situazione; a tal proposito Le caldeggiamo vivamente la lettura del libro “ECOBALLE” di Rabitti che spiega chiaramente tutti i passaggi della vicenda dal 1993 ad oggi.
La tecnologia si è evoluta, possiamo riciclare il 99% dei rifiuti avendo un bassissimo impatto ambientale, cosa aspettiamo?
Le alleghiamo alla presente un DVD con un documentario in cui i “facinorosi” di Chiaiano illustrano i problemi e le soluzioni dimostrando che la nostra non è una protesta sterile e manovrata bensì spontanea e ricca di soluzioni.
L’idea di allestire una discarica all’interno dell’unico polmone verde della città di Napoli, a ridosso delle abitazioni (poche centinaia di metri dalla cava in questione) e non avendo a disposizione un’infrastruttura viaria adeguata, è solo da definirsi scellerata.
Inoltre, come Presidente del CSM, dobbiamo informarLa che abbiamo depositato il giorno 29 ottobre 2008 alla Procura di Napoli una denuncia relativa alla presenza di grossi quantitativi di amianto nella zona interessata dai lavori di allestimento della discarica. Appena dopo il deposito della nostra denuncia, il sottosegretario Bertolaso, dopo aver movimentato in maniera inadeguata, per circa diciotto giorni, l’amianto ritrovato e cercato di occultare lo stesso in una vasca scavata per l’occasione in un terreno non precedentemente espropriato, decide di avvisare il reparto NOE dei Carabinieri. Successivamente con un articolo apparso sul giornale “Repubblica” del giorno 3 novembre 2008 il Generale Giannini dichiara pubblicamente il ritrovamento a Chiaiano di circa DIECIMILA TONNELLATE DI AMIANTO. A seguito di tutto ciò la Procura non ha ritenuto di porre sotto sequestro l’area (così come è avvenuto per altri ritrovamenti di materiali altamente pericolosi) non accertando di chi fosse la proprietà del terreno interessato dagli sversamenti illeciti né tantomeno cercando di identificare i responsabili di tale disastro ambientale. Per questa zona è auspicabile solo una BONIFICA in quanto la popolazione limitrofa è già stata esposta a sua insaputa ad inquinamento da sostanze cancerogene.
La questione è stata anche portata al parlamento italiano dal deputato Franco Barbato dell’IDV dopo il diniego ricevuto insieme con l’On. Monica Frassoni, europarlamentare, ad entrare nella cava per un sopralluogo. Tutto ciò non ha sortito nessuna reazione da parte di politici e/o magistrati, tutto normale! Meno male che si auspica trasparenza da parte della Pubblica Amministrazione.
Adesso anche Lei è a conoscenza delle nostre ragioni, speriamo intervenga in merito altrimenti vorrà dire che non ha a cuore le sorti dei suoi concittadini e che le sue parole (trasparenza, interesse pubblico) sono solo di circostanza.
In attesa di una concreta risposta le porgiamo i nostri saluti.
Napoli, 5 gennaio 2009
Da lì, Carletto
dà un po' di do di petto.
Sì, sta là, si sa, con te
non gli va né tè né caffè.
Se ne sta tra sé e sé
non so se un dì
sarà con me!
I monosillabi insidiano l'italiano scritto. Quando ci vuole l'accento? Quando l'apostrofo? Quando nulla?
Partiamo dalla parola "po' ":
-po' indica il troncamento di "poco", non richiede l'accento, ma un apostrofo;
-dà e da sono, rispettivamente, la terza pers. sing. pres. ind. verbo dare (io dò, tu dai, egli dà) e la preposizione semplice usata, per esempio, per indicare il moto da luogo (vengo da Roma);
-di' e di sono l'una verbo e l'altra preposizione; c'è anche il dì inteso come "giorno";
- lo stesso dicasi per dò (verbo) e do (nota musicale);
IN SOSTANZA, I VERBI VENGONO ACCENTATI PER DISTINGUERSI DALLE PREPOSIZIONI ...;
-sì e si indicano: l'affermazione, nel primo caso, il senso riflessivo, nel secondo (1-Rispondi sì o no?- 2-Luca si lava);
- Né e ne indicano 1) una negazione 2) una particella pronominale (ne prendo uno);
- Sé e se sono, rispettivamente, il pronome personale di terza persona e la congiunzione usata, per esempio, nel periodo ipotetico.
| 08/01/2009 - Sloweb |
Il 19 dicembre il Consiglio di Stato ha preso la sua irrevocabile decisione, esaminando con attenzione il ricorso presentato dalle multinazionali dell’agrochimica Bayer, Syngenta e Basf per ottenere il ritiro immediato del decreto di sospensione dei concianti neurotossici per il mais emesso dal Ministero della Salute il 17 settembre 2008. «Oltre all’impudente e sistematica falsificazione rispetto a quanto evidenziato e accertato scientificamente in campo, oltre a presentare come indispensabili i pesticidi neurotossici di assai dubbia utilità se non per i profitti di chi li vende, oltre all’indecente richiesta di danni (la sola Bayer ha chiesto ben 15 milioni di euro, confermando che il suo privato e non altro è il vero interesse in gioco), le obiezioni dei legali dei tre colossi della chimica si sono incentrate su alcuni vizi procedurali da parte del Ministero della Salute» sottolinea il Presidente di Unaapi Francesco Panella. A fianco del Ministero si sono costituti in giudizio per la difesa e la sopravvivenza dell’apicoltura U.N.A.API. e CONAPI quali unici contro interessati. Le due associazioni apistiche hanno predisposto un dossier documentale riassuntivo della intera vicenda ai fini della migliore predisposizione degli atti legali e delle azioni giudiziarie (che sarà presto pubblico). L’esito giudiziario a questo punto non dovrebbe avere probabilmente peso sulla prossima campagna di semine ma può avere comunque un certo rilievo. Il giudizio di merito, non procedurale e urgente, al Tar di Roma dovrebbe avere luogo entro qualche mese. Fonte: winenews.it mieliditalia.it |
| 07/01/2009 - Sloweb |
L’American Chemical Society ha pubblicato uno studio spagnolo il quale ha rilevato tracce di residui di pesticidi nell’85% delle bevande a base di frutta in 15 nazioni europee.Il gruppo di ricercatori dell’Università di Jaen ha analizzato 102 bevande, tra cui le marche più note, e ha scoperto che nella maggior parte di esse i livelli di pesticidi superano i limiti consentiti nella frutta, e addirittura in alcuni casi sono 300 volte superiori a quelli registrati nell’acqua, imbottigliata o di rubinetto. Pronta la reazione della britannica British Soft Drinks Association (BSDA) che dalle pagine del Daily Telegraph ha escluso eventuali modifiche nei metodi produttivi, tanto che addirittura un colosso come la Coca Cola si è sentita in dovere di pronunciarsi direttamente: «Tutte le bevande rispettano gli standard di sicurezza relativi ad alimenti derivanti da prodotti agricoli, tra cui le bevande che contengono frutta». I soft drink che contengono più pesticidi provengono dalla Spagna e dalla Gran Bretagna, mentre nel corso della stessa ricerca i prodotti Usa testati non ne presentano tracce. La ragione? Negli States gli aromi sono quasi tutti artificiali. Luca Bernardini l.bernardini@slowfood.it Fonte : American Chemical Society Daily Telegraph Greenplanet |
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